sabato 11 gennaio 2014

Ragù alla Napoletana

Ti guardi intorno e vedi disperazione e situazioni sociali che hanno dell’incredibile, la crisi che deturpa e impoverisce sempre di più la maggioranza degli Italiani e non fa altro che accrescere in me tantissima rabbia.
Ma come? Siamo il popolo Italico fatto di cultura e di tradizioni che si perdono nella notte dei tempi e non riusciamo a venire fuori da questa crisi creata da un sistema economico virtuale fatto solo di falsa e apparente ricchezza sfociata in una speculazione che ha dell’incredibile.
Ma tralasciamo questa cosa e torniamo al popolo Italico, vi state chiedendo cosa c’entra il popolo in questo post e con il ragù giusto? Invece c’entra perché è in queste piccole cose che si capisce da dove siamo partiti e dove stiamo andando a finire; chi mi conosce sa benissimo che io non provengo da una famiglia agiata e di situazioni critiche ne ho vissute tante, però una cosa è certa che nonostante le difficoltà bastava un piatto di Ragù la Domenica fatto da Nonna Cristina nella classica pentola in terracotta o meglio come lo chiamava lei “ O Pignatiell ” per dimenticarti delle fatiche, che dolce musica il Pippare del ragù, dovete sapere che la Domenica ero costretto ad alzarmi alle 4.00 di mattina per seguire mio padre che oltre a fare due lavori durante la settimana la Domenica e il Giovedì mattina, si occupava della pulizia di due condomini dei quali in uno ne era il portiere, tantissimi miei amici d’infanzia di via della Repubblica conoscono benissimo questa storia e spesso venivano con me, sì perché per noi piccoli era un gioco spazzare e lavare scale e non me ne vergogno. Provate a immaginare come si poteva convincere un bambino ad alzarsi a quell’ora?
E’ semplice il premio era al rientro calcolato circa 6 ore dopo, il tempo giusto che il ragù si cuocesse, perché mia Nonna lo metteva su a quell’ora; noi eravamo una squadra che ogni domenica alle ore 4.00 del mattino si alzava con vento o pioggia d’estate e d’inverno e ognuno aveva un compito, lei era la nostra Vivandiera, quanto amore in quel ragù, tanta fatica e sacrificio ma il premio arrivava, una bella fetta di pane Cafone cosparsa di quel sugo fantastico ed è bellissimo quel ricordo.
Tutto questi ricordi riaffiorano in me in questo periodo molto particolare perché andando in giro per lavoro nel rappresentare una nota Azienda italiana, la Piral che produce fantastiche pentole in terracotta è una delle protagoniste di questo mio bellissimo ricordo, ho trovato in giro in questo nostro bellissimo paese gente fantastica che mi hanno fatto capire che c’è ancora speranza che siamo un grande popolo fatto di tradizioni e queste ci consentiranno di andare avanti e superare tutto.
Basta tornare con i piedi per terra e riprendiamoci quelle piccole cose di un tempo, facciamo girare l’economia acquistando prodotti Made in Italy valorizziamo di più chi siamo e sicuramente potremmo esser un esempio da seguire.
Per esempio in questa semplice ricetta sono inserite le eccellenze del nostro paese a partire dalla pentola, provate a pensare che per realizzare questo piccolo e semplice piatto quante persone e quante aziende Italiane sono state coinvolte, e sappiamo che le aziende sono fatte di uomini, provate a ricostruire la filiera e noterete con stupore che sono coinvolte tantissime persone che grazie a noi hanno ancora un lavoro, allora capirete che,  è con le piccole azioni che facciamo si che il nostro futuro e il nostro patrimonio culturale e territoriale può essere preservato.
Riprendiamoci quello che è nostro e iniziamo a mangiare Italiano “Poco ma buono”.
Questa ricetta è un omaggio a un Grande Chef Partenopeo Antonino Cannavacciuolo ed è tratta dal suo libro, ho voluto ripresentare la sua per dare importanza alle mie parole, ho ritrovato nelle sue realizzazioni e nel suo libro tutto quello che io ho sempre sostenuto l’importanza di fare bene e di trasmettere emozioni sensoriali a chi non è stato fortunato ad avere persone in famiglia ai fornelli come la propria madre o la nonna.

                                    Ragù alla Napoletana       
Ingredienti per 4 persone
 500 g di costine di maiale
1 cipolla bianca
1 peperoncino
1 foglia di alloro
100 ml di vino rosso
Olio evo
Sale e pepe q.b.

Preparazione

Pulite le costine e tagliatele nel senso dell’osso, cospargetele di sale e pepe e lasciatele marinare per una decina di minuti.
Soffriggetele in una pentola di Coccio capiente con un filo d’olio, fino a farle dorare, quindi unite la cipolla tagliata molto sottile e il peperoncino.
Fate appassire, sfumate con il vino rosso e non appena l’alcol sarà evaporato coprite tutti gli ingredienti con i pomodori pelati.
Cuocete il tutto a fuoco lento per almeno 5 ore.
 A metà cottura unite la foglia di alloro e a cottura ultimata staccate la carne dall’osso.